L’avvento delle armi da fuoco
rivoluzionò drasticamente i modi di condurre gli assedi innescando una
rincorsa tra perfezionamento delle artiglierie e specializzazione delle difese
che continua ancora ai nostri giorni.

Se la storia dell’invenzione della polvere da sparo resta ancora avvolta nel
mistero, sappiamo che le artiglierie furono impiegate sin dai primi anni del
Trecento anche se la loro potenza offensiva diverrà fondamentale solo
nel corso del Cinquecento. I primi cannoni erano di piccolo calibro, sparavano
sia proiettili che dardi ed erano impiegati in funzione antiuomo; in origine
potevano essere ad avancarica ma anche a retrocarica, non possedevano affusto
ed erano di conseguenza piazzati sul terreno o su rudimentali cavalletti mentre
l’alzo era realizzato interrando la parte posteriore o sollevando la parte anteriore
con travi di legno.
Le dimensioni erano variatissime con calibri non uniformati; la bassa tecnologia
non consentiva fusioni efficaci e quindi le canne erano ottenute lavorando piccoli
pezzi di ferro; i calibri maggiori si ottenevano assemblando doghe di ferro
saldate a caldo e rinforzate con anelli di ferro battuto.
Anche se l’efficacia distruttiva delle prime artiglierie era ridotta, si rese
necessario modificare le strutture difensive che furono ispessite con l’introduzione
di terrapieni interni mentre le parti alte e deboli furono radicalmente eliminate.
Il progressivo aumento della potenza di fuoco portò alla riprogettazione
delle strutture fortificate secondo due indirizzi: il primo tendeva a ispessisire
le murature così da assorbire l’impatto dei colpi; il secondo prevedeva
l’introduzione di sagomature speciali delle fortificazioni per offrire la minor
superficie verticale possibile. In questo periodo detto di transizione furono
sperimentate innumerevoli forme intermedie tra la fortificazione medievale e
il fronte bastionato introdotto in forme compiute nel 1534 da Antonio da Sangallo
il Giovane nella Fortezza da Basso di Firenze.
Nel corso di tutto il Quattrocento
furono costruite rocche con torrioni cilindrici di limitata altezza, ampie
scarpe fortemente inclinate, casematte per l’uso protetto delle artiglierie,
cammini di ronda alla stessa quota per facilitare il movimento dei pezzi.
La polvere da sparo fu inoltre impiegata con effetti devastanti nella mina
e in un’arma nuova, il mortaio, cannone con canna estremamente corta che veniva
puntata verso l’alto e che sparava proiettili dalla traiettoria molto curva
capaci di scavalcare le difese nemiche.