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Evoluzioni delle armi da fuoco




L’introduzione della polvere da sparo in grani di potenza quasi doppia rispetto a quella farinosa, la realizzazione di artiglierie fuse in bronzo quindi più leggere e resistenti di quelle in ferro, l’introduzione dell’affusto su ruote che consentiva una straordinaria rapidità nello spostamento dei pezzi, la realizzazione di proiettili esplosivi portarono ad una febbrile ricerca di mezzi in grado di contrastare la potenza distruttiva delle nuove armi.

L’Italia, crocevia di eserciti in lotta, diventò alla fine del Quattrocento il banco di prova in cui sperimentare le adeguate contromisure incentrate sulla geniale invenzione del baluardo.
Esso è sufficentemente ampio da contenere un maggior numero di pezzi ed è opportunamente sagomato per difendere con il tiro radente le facce dei bastioni contigui. I teorici italiani lavorarono a lungo sulla forma da dare a questi bastioni, in origine un semplice triangolo, perche fossero adeguatamente protetti e potessero, nello stesso tempo battere il nemico, con il micidiale fuoco d’infilata.

Per consentire la massima resistenza delle mura queste furono abbassate e inspessite; per proteggere le parti residue di muraglie fu creata davanti ad esse un terrapieno ammonticchiando la terra di scavo del fossato con la creazione di un piano inclinato che poteva essere battuto dalle artiglierie della fortezza.

Al di sopra delle mura infine fu creato un piano tondeggiante in terra adatto alla protezione delle postazioni di artiglieria e ad assorbire i colpi sparati dagli assedianti.
Il camminamento di ronda fu sostituito dalla strada coperta, teorizzata dal matematico bresciano Niccolò Tartaglia padre della balistica moderna, realizzata alla sommità del muro di controscarpa adatto alla sorveglianza ma capace negli assedi di ospitare manipoli di fucilieri. L’attacco del bastione alle mura fu poi arretrato rispetto al profilo esterno per collocare delle cannoniere protette dal cosiddetto orecchione.

Il miglioramento delle armi da fuoco portatili portò a variazioni nel numero dei bastioni che furono aumentati e ravvicinati mentre si moltiplicarono le postazioni esterne che dovevano allontanare il fuoco dalla fortificazione principale.

Nella seconda metà del Cinquecento le operazioni militari si spostarono dall’Italia ai Paesi Bassi ed è qui che si sperimentarono nuove tecniche di difesa: numerosi furono gli architetti militari italiani che qui si trasferirono mentre un’importante scuola “nordica” andava affermandosi sino alla esplosione del più grande genio fortificatorio secentesco Sébastien Le Prestre marchese di Vauban.
Per la nostra penisola iniziò un periodo di relativa tranquillità che congelò la forma delle nostre fortezze le quali solo raramente furono ancora impegnate in operazioni di guerra.




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