Per quel che riguarda Brescia fu
invece deciso di riammodernare soltanto le difese del colle Cidneo. Basandosi sul principio della difesa
fiancheggiante la nuova cerchia fu dotata di due mezzi baluardi, detti di San
Pietro e di San Faustino, con al centro un baluardo intero intitolato a San
Marco. Mai più coinvolto in vicende
belliche il nostro castello cominciò a decadere, anche per l’aumentata
potenza delle artiglierie e subì un inarrestabile degrado, accelerato
dallo scoppio di una polveriera nel 1747.
Lo spostamento lungo l’Adda della linea di confine con il Milanese cambiò
il quadro strategico complessivo della parte orientale del dominio veneto e
costrinse la Serenissima innanzitutto a rinforzare le difese di Bergamo dove
fu ricostruita l’intera cinta muraria.
Nel 1588 fu iniziata la costruzione di una nuova cerchia esterna a quella viscontea,
che avrebbe dovuto in origine collegare il Prato della Biscia con la
mezzaluna e lo sperone costruiti dai francesi.
Questa prima proposta progettuale fu poi abbandonata a favore della realizzazione
di un’ampia cinta muraria bastionata.
La progettazione dell’opera fu affidata a specialisti delle fortificazioni quali
il Lorini e il Savorgnan. Le postazioni da fuoco si trovavano lungo le mura
protette da robusti parapetti chiamati merloni, oppure erano collocate su piazze
rialzate al di sopra dei baluardi denominate cavalieri.
Perché la fortezza risultasse in caso di pericolo completamente autonoma,
la si dotò di edifici adibiti a deposito di vettovaglie, di capaci cisterne,
di nuovi alloggiamenti per le truppe, di edifici religiosi, di forni, di numerose
polveriere.